Un modello di economia circolare in cui ogni risorsa trova il proprio posto

A metà strada tra la filiera lattiero-casearia e quella della carne, la filiera del vitello si inserisce perfettamente nelle logiche dell’economia circolare. Alimentazione, produzione di formaggi attraverso l’utilizzo del caglio, pelle, prodotti farmaceutici, biocarburanti: ogni risorsa trova il proprio posto all’interno di un ecosistema virtuoso in cui nulla viene scartato.

Il 55% della massa del vitello è destinato all’alimentazione umana, mentre il 43% trova impieghi spesso inaspettati. La pelle (7%) viene utilizzata nell’industria conciaria. Il grasso (9%) viene impiegato nella produzione di biocarburanti, e un ulteriore 6% funge da sostituto dell’olio di palma. Le ossa (6%) vengono utilizzate per la produzione di gelatina. Il sangue (1%) è destinato all’industria farmaceutica. Gli organi e le ossa residui (5%) vengono utilizzati per la produzione di alimenti destinati agli animali da compagnia. Infine, il contenuto del rumine (9%) ricavato durante la macellazione viene impiegato come biomassa.

Grazie a tutte queste interazioni, la filiera genera un volume di posti di lavoro significativo, superiore a quello di altre produzioni zootecniche. Questa dinamica riveste un ruolo essenziale nell’economia locale e nella salvaguardia di competenze tradizionali uniche nel loro genere.

Fonte: dati Célene